Editoria, più fondi per trainare il settore fuori dal guado

4 luglio 2023

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«Le risorse  sono ingenti. Non so se sufficienti per rispondere a tutte le esigenze del settore editoriale in un momento come questo. Ma abbiamo voluto fare uno sforzo, importante, per dare sostegno alle realtà che dovranno essere in grado di poter stare sul mercato dopo aver ricevuto  risorse e interventi». Alberto Barachini, 50 anni, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Informazione a all’Editoria e un passato che fino al 2017, per 18 anni, l’ha visto giornalista Mediaset, risponde così al Sole 24 Ore nel commentare gli interventi contenuti nel Fondo straordinario per l’editoria per il 2023 e in generale la dotazione per il settore. «In sede di manovra di Bilancio – puntualizza Barachini – spero di riuscire a trovare la quadra per portare tutte le risorse  per l’editoria, oggi frammentate in vari provvedimenti,  all’interno di un unico Fondo”.


Con dotazione per 140 milioni di euro?

Esatto. E la dotazione è salita rispetto ai 90 milioni del 2022. Tutto avviene a valle di un lavoro iniziato con l’insediamento del governo di cui faccio parte. È evidente che la prima cosa da fare è stata operare una ricognizione di misure e risorse a disposizione. La seconda indagine è stata fatta ascoltando istanze e bisogni dell’editoria tradizionale e  di quella digitale. Alla base c’era e c’è la necessità di accompagnare integrazione, innovazione e occupazione. Sono i tre concetti chiave.


Senza dubbio, ma da  dove partire?

Il  Fondo straordinario sarà alla mia firma entro pochi giorni. Ci sono varie misure. Parliamo ad esempio delle edicole. Sono state sostenute nel 2022 e anche nel 2023. Ma con alcune modifiche. Chiediamo loro di tenere punti vendita attivi  la domenica, moltiplicare la distribuzione dei quotidiani in zone come  ospedali o  scuole e diamo maggiori incentivi alle edicole che restano aperte nelle aree prive di servizi.


Di che cifre parliamo?

In questo caso a disposizione ci sono 10 milioni con contributo unitario di 2mila euro che sale a 3mila per le edicole nelle zone disagiate. In generale si tratta di aiuti  legati all’introduzione di servizi innovativi. Nel complesso ci siamo mossi con grande determinazione anche per sostenere gli editori, alle prese in quest’ultimo anno  evidentemente con una tensione legata all’aumento dei costi, fra materie prime ed energia.


E quindi in che modo siete intervenuti?

Nella ripartizione del Fondo straordinario abbiamo innalzato il contributo per le copie cartacee, che rappresentano il cuore dei costi, ma anche del business per gli editori. Abbiamo più che  raddoppiato la dote, da 28 a 60 milioni di euro, facendo salire il contributo per copia diffusa a 10 centesimi. E abbiamo rafforzato  la cifra a disposizione per le nuove assunzioni strutturandola  diversamente. Abbiamo previsto un contributo di 10mila euro per le assunzioni under 36 e di 14mila euro per la trasformazione dei contratti a tempo determinato e co.co.co in tempo indeterminato. In totale una dote di 15 milioni di euro.  Infine c’è tutto il sostegno agli investimenti in tecnologie e infrastrutture tecnologiche. Qui il contributo complessivo, che va a coprire fino al 70% delle spese sostenute, l’abbiamo alzato da 35 a 55 milioni. Destinati ad agenzie, quotidiani, emittenti nazionali e locali e radio.


Inutile girarci attorno però: stiamo  parlando di un settore che ha un tema, forte, di difesa occupazionale

Senza dubbio. Io credo che in questo senso sia emblematico quello che abbiamo fatto per  le agenzie di stampa. Premetto che abbiamo voluto modificare proprio la filosofia di fondo dell’intervento pubblico. Per i sostegni si seguivano criteri del 2017. Poi sempre prorogati. Da tempo si parla della necessità di rivedere questa impostazione. Un comitato presieduto da Sabino Cassese ci ha aiutato in questo lavoro per andare verso un vero  sostegno all’informazione primaria. Abbiamo, quindi, previsto un elenco di rilevanza nazionale: si devono avere almeno 50 giornalisti  articolo 1 a tempo indeterminato. E abbiamo individuato anche parametri incentivanti: assunzione di giornalisti fino a 35 anni di età,  investimenti in tecnologie, collaborazioni con agenzie estere. In questo quadro abbiamo pensato di valorizzare ogni giornalista in più rispetto alla soglia dei 50. E c’è una altra novità: fra i criteri di base ci sarà anche l’istituzione di un garante sulle fake news. Le risorse complessive sono  di 46 milioni annui e naturalmente ci sarà spazio per le agenzie specialistiche che potranno partecipare a specifiche procedure di gara.


Sull’informazione c’è la spada di Damocle dell’intelligenza artificiale

La tecnologia va più veloce delle norme. È un dato di fatto. Ma dall’Europa, anche grazie al lavoro che stiamo facendo, potrà arrivare una grossa mano. Nella fattispecie penso ad esempio al bollino previsto sulle news legate all’intelligenza artificiale. O anche all’obbligo di citazione delle fonti. 


C’è infine un convitato di pietra: i colossi del web con cui c’è un’ampia disputa sul diritto d’autore.

Servirà uno scatto di responsabilità, anche da parte loro senza dubbio. Se vorranno essere valutati in termini reputazionali  dovranno adeguarsi alle regole tradizionali. Alla fine altrimenti rischiano di essere messi in difficoltà in futuro da chi verrà dopo di loro. Con le loro stesse armi.

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Barachini , giornali , Editoria , Sole 24 Ore
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