L’intelligenza artificiale è virtuosa se Occidente e mondo sanno dialogare
intervento alla XXV Infopoverty World Conference dal titolo “Warfare or Welfare: the AI Dilemma”, organizzata da Occam, Osservatorio sulla Comunicazione Digitale fondato dall’Unesco (Onu)
I sistemi di intelligenza artificiale odierni in un contesto di guerra sono in grado di identificare fino a 1000 obiettivi in 24 ore, operazioni che in passato avrebbero richiesto centinaia di esperti al lavoro per settimane. In questo modo la guerra sembra diventare molto più facile e di conseguenza più probabile, perché la tecnologia rischia di creare l'illusione dell'efficienza e della possibilità di vincere i conflitti in modo rapido e preciso. Questa è un'illusione che dobbiamo mettere in discussione, oltre a chiederci di chi sono le singole responsabilità in una guerra lasciata sotto il controllo delle macchine. L'intelligenza artificiale deve essere gestita con grande attenzione anche in relazione al welfare. Gli algoritmi, infatti, analizzano i dati per determinare il diritto a ricevere sussidi, basandosi unicamente su un'analisi statistica rischiando così di acuire disuguaglianza e povertà. Nel contempo le competenze in materia di intelligenza artificiale stanno diventando una condizione di accesso al mercato del lavoro. Garantire i servizi di welfare e rispondere ai cambiamenti dirompenti nel mercato del lavoro richiede che da parte del governo lungimiranza e flessibilità, pur rimanendo al contempo inflessibile in materia di tutela della privacy, trasparenza e diritti umani fondamentali. Esempi positivi nel settore del welfare italiano sono il SIO, l'Osservatorio dei Sistemi Intelligenti, e la piattaforma SIISL, entrambi sviluppati dal Ministero del Lavoro. Il primo fornisce a cittadini, imprese, lavoratori e studenti informazioni aggiornate sull'AI. La seconda mira a combattere la povertà e a sostenere l'occupazione. Grazie a questi e altri strumenti i migranti, ad esempio, possono anche acquisire competenze a supporto delle loro comunità di origine. Il messaggio che ritengo importante trasmettere è questo: rimanere più uniti che mai a livello europeo, cercando al contempo il dialogo in tutto il mondo, non è solo una buona idea, è una necessità. La situazione è resa ancora più grave dal fatto che viviamo tutti all'interno di una trasformazione tecnologica che sta distorcendo la nostra percezione e ribaltando le nostre certezze. Sta diventando sempre meno comune chiedersi se qualcosa sia stato modificato dall'intelligenza artificiale. Siamo invece costretti a chiederci se qualcosa sia reale e originale perché diamo per scontato che non lo sia. Come ha sottolineato l'altro giorno il Presidente del Consiglio italiano in Parlamento, non dobbiamo mai dimenticare che ciò che chiamiamo Occidente è sorretto da due gambe, una delle quali è l'Europa e l'altra sono gli Stati Uniti. Solo muovendoci insieme possiamo evitare la paralisi. Dobbiamo lavorare per mantenere unite le due sponde dell'Atlantico, al fine di costruire una visione su come utilizzare l'intelligenza artificiale per abbracciare il futuro, proteggendoci insieme dai suoi pericoli. Le due sponde dell'Atlantico devono collaborare per perseguire il dialogo, al fine di affrontare i pericoli di questo preciso momento storico.