AI, servono regole globali e un'intesa tra i grandi

Il Sottosegretario Barachini: lavoriamo con l'AGCOM per individuare norme precise

Corsera Ba 1

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Non tutto è perduto. Alberto Barachini, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all'informazione e all'editoria, ne è convinto. “L’allarme lanciato negli ultimi giorni dai grandi dell’intelligenza artificiale, da Dario Amodei di Anthropic a Sam Altman di Open AI, segnala un avvicinamento al punto di rottura, come un riconoscimento che c’è un punto oscuro che anche loro non riuscirebbero più a gestire”. 

Va interpretato come una frenata?

“No, più come il raggiungimento di una consapevolezza, una presa d’atto”.

Non è troppo tardi?

“Io sono convinto di no. Anzi, io sono convinto che i big dell’IA si siano finalmente resi conto che l’intelligenza artificiale possa operare per migliorare la vita delle persone, ma gli investimenti devono andare in questa direzione. Serve però una regolamentazione globale, credo che non siamo ancora al punto di non ritorno ma che sia necessaria un’alleanza globale, di tutti gli attori, una presa di responsabilità da parte di tutti, questo è un conflitto globale. Abbiamo ascoltato gli appelli del Papa, del Presidente Sergio Mattarella e della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, “l’intelligenza artificiale va disarmata” ha detto Leone XIV.

Amodei ha raccontato di quanti tentativi già hanno sventato per usi non proprio positivi. Non teme siamo solo all’inizio?

“I pericoli ci sono, è innegabile. Basti vedere i vari casi di intromissione nella politica di diversi Paesi. In Romania hanno rimandato le elezioni per interferenze esterne; anche nel voto in Islanda si sospettano interferenze straniere”.

L’anno prossimo ci saranno le elezioni in Italia, dobbiamo preoccuparci?

“Ci stiamo muovendo con l’Agcom e la cybersecurity per individuare delle regole. E ci sono osservatori come l’Idmo della Luiss che stanno lavorando. Ci sono varie proposte sul campo, come ad esempio chiedere ai candidati di limitare l’uso dell’AI: sicuramente serve una maggiore regolamentazione”.

L’Europa con l’Ai Act ha fatto bene?

“Sì, certo, e l’allarme dei big dell’AI segnala che Europa e Italia si sono mosse bene, la forza della legge sulla legge della forza. Noi come Italia siamo intervenuti con il reato del deep fake e altre misure per limitare usi impropri dell’AI”.

Cosa serve per proteggersi?

“È necessaria una mitigazione dei rischi sistemici, avere la sovranità dei dati sanitari e personali, siamo dentro ad una guerra ibrida, basti vedere il caso Revolut di questi giorni”.

Sarà sufficiente a combattere attacchi sempre più frequenti e precisi?

“È una battaglia, ma la consapevolezza è un punto di partenza. Ormai il genio è fuori dalla lampada ma si può ancora gestire con regole globali, per produrre un miglioramento nella vita delle persone. Non c’è solo un impatto etico ma anche reputazionale e arriva un momento in cui il profitto deve ragionare per migliorare la vita delle persone”.